Ciao! Sono Deborah. Cammino da sola tra acqua e montagne, non per dimostrare qualcosa,
ma perché sono i luoghi dove posso tornare a respirare.
Resistere è il mio Modo di Avanzare.
In un mondo che applaude chi scappa per inseguire sogni, io racconto anche chi resta.
Chi si ostina a costruire con pazienza.
Chi non corre più forte, ma cerca più a fondo.
Ogni luogo che visito non lo mostro solo per estetica: lo racconto perché voglio che la natura non sia un privilegio di pochi. La Bellezza non Appartiene Solo a chi Arriva per Primo, ma Anche a Chi Lotta per Arrivarci.
Perché questo Blog Esiste?
Perché non trovavo un luogo dove si parlasse di Montagna senza mostrare solo la forza, la performance, le possibilità fisiche ed economiche.
Dove fosse normale fermarsi, sbagliare, cambiare sentiero o tornare indietro.
Dove le difficoltà non fossero un tabù, e non ti dicessero che "la montagna è fatta solo per chi sa camminare e fare fatica, e se hai bisogno della funivia sei pigro, non fa per te, stai a casa".
Dove nessuno si sentisse il Padrone della Montagna. Cerco di dare un Messaggio Inclusivo, Umano, a chi ha Montagne Interiori da Scalare ogni giorno.
Non parto da una condizione perfetta. Il mio corpo ha dei limiti, i suoi tempi, le sue pause, giorni in cui non segue quello che vorrei.
E questa è la parte che spesso da fuori non si vede.
Convivo con una invalidità
e porto il peso di interventi chirurgici e difficoltà invisibili.
Per questo ho iniziato a cercare luoghi diversi.
Posti dove non serve dimostrare niente, dove puoi fermarti, andare piano e sentirti comunque nel posto giusto.
Walk to Water Places nasce anche da qui.
Non è solo Natura. È Possibilità. La possibilità di andarci davvero, a modo tuo, ma con rispetto e consapevolezza.
Mostro i sentieri d'acqua, i riflessi che calmano l’anima, ma anche le crepe, le salite, le giornate storte. Le verità scomode. Non faccio contenuti perfetti: faccio contenuti veri.
Parlo a chi vive la montagna con pause, fiato corto o dolori invisibili. A chi ci arriva lo stesso, con le sue forze. Anche a chi non ha sponsor, a chi non ha numeri.
A chi non si riconosce nei corpi da copertina, ma sa riconoscere la potenza di un tramonto.
Mostro la bellezza che si può raggiungere anche se hai male ai piedi, anche se sei intollerante al lattosio o celiaco, e non puoi mangiare al rifugio, anche se hai una giornata no, anche se hai appena pianto prima di accendere la videocamera.
Mostro che anche chi cammina piano, ma non si arrende, ha Diritto alla Meraviglia.
Mi rivolgo a chi ha bisogno di riconoscersi, a chi vuole sapere che non è solo nel camminare con fatica, a chi ha bisogno di sentirsi dire:“Anche tu meriti un posto tra i sentieri.”
Questo non è un profilo motivazionale: è un progetto di resistenza.
Un piccolo rifugio in salita, dove nessuno ti chiederà quanti chilometri hai fatto, ma solo se vuoi sederti a respirare.
Scrivo anche per chi non si sente rappresentato dai modelli perfetti, dalle frasi slogan “se vuoi puoi”, ma cerca un modo più lento di vivere la montagna, ha bisogno di ritrovare forza e serenità, vuole conoscere il proprio territorio
senza sentirsi fuori posto.
Cammino da sola, ma non in silenzio.
Se sei qui, forse anche tu stai cercando le stesse cose.